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Foto di Nunzio J. Bruno
I Doni e i giochi nella tradizione di
Ognissanti
Una Mostra di antichi giocattoli
Sono tanti i musei sorti in questi anni nelle
regioni italiane.
Anche Floridia ha il suo, con funzione e finalità di rendere vive e
palpitanti le civiltà passate contadina e artigiana della nostra
città. La tradizione iblea è riccamente rappresentata dai reperti
collezionati ed esposti, che, vogliono essere motivo fondante del
Centro Studi e toccare, soprattutto, il cuore e le menti della
generazione odierna.
Pertanto, il Museo etno-antropologico realizzerà un percorso di
iniziative culturali, che hanno preso il via con “Il dono del
pane”, mostra e recital dedicati al ciclo della panificazione, e
seguono con una mostra di giocattoli appartenuti ai nonni dei
giovani. La mostra sui doni e i giochi nella tradizione di
Ognissanti , dal titolo “Antiquus Ludus”, è stata allestita presso
la Sala Polifunzionale “A.Uccello” all’interno del museo e resterà
aperta dal 1 novembre al 1 dicembre 2007, tutti i giorni, dalle ore
17,30 alle 20,30.
La festa dei morti era legata alla tradizione del dono da parte dei
morti, e, ai giovani, ai bambini del 2000 è dedicata questa
iniziativa, che tanti ricordi suscita in chi ha più di 40 anni …
Carmencita Bruno
La festa dei morti aveva in Sicilia un aspetto
particolare perché era legata ad una gentile tradizione di cui si
sta perdendo anche il ricordo, i doni che i morti portavano ai
bambini. Nella notte tra il primo e il due novembre passavano per le
case entrando dall’orto, si fermavano appena nella stanza “
darreri” e deponevano sulla “buffetta” i regali: per i
maschietti il pulcinella con i piattini di latta, il cavalluccio di
cartapesta con la base di legno, il piccolo fucile, “a scupittula”
e per le femminucce l’immancabile bambola, dalla “pupa” di
pezza di quattro soldi alle bambole eleganti col visetto di
porcellana e il cappello e il vestito ornati di peluche. In un cesto
deponevano i dolciumi: un pugnello di fichi secchi e uno di uva
passa, un mucchietto di noci, qualche forma di mostarda; e poi
c’erano anche i “pupi” di zucchero che nella “putia d’o
Bassu” si cominciavano a confezionare dai primi di ottobre:
carabinieri con tanto di baffi, i paladini di Francia, ballerine con
le braccia ai fianchi, damigelle col mazzetto di fiori in mano.
I bambini aspettavano con ansia la mattina del due novembre e
sbarravano gli occhi incantati davanti a quei piccoli poveri regali
dei “murticeddi”che li amavano e li pensavano ancora.
In questi ultimi decenni il progresso ha travolto le vecchie
abitudini della nostra civiltà contadina ed ha imposto modelli che
ci erano estranei; ora i bambini non aspettano più i doni dei “murticeddi”,
ma i costosi regali che Babbo Natale lascia ai piedi dell’albero o
la Befana dentro la calza.
La mostra organizzata nel Museo etnografico di Nunzio Bruno vuole
ridestare l’incanto di antiche memorie e testimoniare un aspetto
della nostra cultura fondata sulla solidità dei legami domestici e
sul culto degli affetti familiari.
F. Migneco Frasca
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